Noi di sinistra dobbiamo chiedere scusa per l’euro

Bene la discussione scientifica sui problemi dell’uscita, ma riconoscendo due cose: la moneta unica ci impoverisce ed è incompatibile con la Costituzione

ED-img8363557Il dibattito sul futuro dell’euro che si è aperto recentemente fra intellettuali e economisti di sinistra sulle colonne di diversi giornali, tra i quali il Fatto Quotidiano, è una novità positiva. Per chi si professa progressista non dovrebbero esistere tabù e invece l’intangibilità della moneta unica ha rappresentato a sinistra, tranne isolate eccezioni, una sorta di articolo di fede, sottratto al vaglio empirico e a una laica valutazione dei costi e dei benefici.

Un confronto più razionale sulla sostenibilità economica dell’euro e sulle conseguenze del suo eventuale superamento può aiutare ad aprire un’altra discussione urgente nel campo del centrosinistra, a maggior ragione se si porrà l’esigenza di una sua riorganizzazione politica e programmatica dopo la sconfitta di Renzi nel referendum costituzionale.

Il punto è semplice: può un qualsiasi schieramento progressista riproporsi credibilmente alla guida del Paese senza fare un bilancio onesto degli effetti sulla società italiana della scelta più importante che il centrosinistra ha compiuto nell’ultimo ventennio, ossia l’adesione incondizionata al vincolo esterno europeo e al progetto dell’euro?

Se gli economisti discutono sulla praticabilità di un’uscita dalla moneta unica, su altri due punti la discussione scientifica è chiusa, nel senso che le evidenze empiriche conducono univocamente nella stessa direzione: Primo: l’euro è stato costruito in una maniera radicalmente sbagliata, funzionale solo agli interessi della Germania e dei suoi satelliti, ha enormemente accresciuto la divergenza e l’ostilità tra i popoli europei e si è rivelato incompatibile con una logica di sana cooperazione politica ed economica su base paritaria fra i diversi Stati. Secondo: l’Italia è uno dei Paesi per i quali la scelta dell’euro ha prodotto gli effetti più negativi. Basta prendere in considerazione un qualsiasi grafico che illustri comparativamente l’andamento della produttività, della bilancia commerciale, del reddito pro capite o del PIL fra Italia e Germania prima e dopo l’introduzione della moneta unica per aver un quadro impressionante. Si pensi solo al fatto che ancora nel 2015 l’Italia era l’unico Paese dell’eurozona, Grecia compresa, in cui il livello del PIL pro capite rimaneva inferiore a quello del 1999, l’anno in cui siamo stati ammessi nella moneta unica e sono stati fissati i cambi tra le diverse valute nazionali.

Di fronte all’evidenza di tale disastro economico e sociale, a cui vanno aggiunti gli effetti sulla qualità della nostra democrazia, le forze progressiste dovrebbero riconoscere apertamente l’errore storico compiuto nell’appoggiare un progetto fallimentare e, ciascuna per la propria parte di responsabilità, chiedere scusa agli italiani. Si tratterebbe, a mio avviso, di un atto politico in grado di riaprire un rapporto con settori della società italiana un tempo vicini alla sinistra e che oggi rischiano di essere consegnati irreversibilmente alla destra xenofoba o all’avventurismo del M5S.

L’altra riflessione che si dovrebbe aprire fra gli intellettuali e i politici progressisti, specie tra quelli più impegnati per il No al referendum, riguarda il rapporto fra euro e Costituzione repubblicana. Se si fa della battaglia referendaria la strada non solo per sconfiggere il renzismo, ma per restituire alla Costituzione il ruolo di bussola fondamentale dello sviluppo del Paese, è arrivato il tempo di interrogarsi sulla compatibilità fra il progetto di società tracciato dalla Carta costituzionale e quello contenuto nei Trattati europei, su cui il funzionamento della moneta unica si regge. Le famigerate ‘riforme strutturali’ richieste dall’Europa in materia di lavoro, pensioni, sanità, istruzione, risparmio non sono un accidente della storia, ma la diretta conseguenza di un modello economico chiaramente alternativo a quello disegnato nella prima parte della nostra Costituzione e strettamente funzionale al mantenimento della moneta unica. Decine di studi hanno ormai chiarito che per le economie della periferia dell’eurozona l’austerità, gli alti livelli di disoccupazione e la conseguente deflazione salariale non sono una condizione transitoria legata a una fase di crisi, ma il presupposto per mantenere le economie di quei Paesi su una linea di galleggiamento dentro la moneta unica, in una situazione in cui essi hanno rinunciato al controllo della leva fiscale e di quella monetaria. Se non si riconoscono questi dati di realtà, protestare contro la svalutazione del lavoro o invocare il ritorno a un livello di investimenti pubblici incompatibili con i vincoli finanziari della moneta unica significa semplicemente abbaiare alla luna.

Per quanto possa considerare difficile e rischiosa l’uscita dalla moneta unica, la sinistra non può più permettersi considerare l’euro un Moloch sovraordinato rispetto ai principi costituzionali. Se la vittoria del No al referendum impedirà un ulteriore svuotamento della sovranità democratica nazionale a vantaggio dei poteri tecnocratici europei e rimetterà al centro della politica italiana la Costituzione a tutto tondo, bisognerà mettere in atto una strategia di resistenza costituzionale rispetto a ogni ulteriore trasformazione economica, sociale e democratica imposta dalla logica di funzionamento della moneta unica. Prendere di nuovo sul serio la Costituzione potrà difendere gli italiani dalle conseguenze dell’euro molto più di quanto abbia fatto la classe politica di destra o di sinistra nell’ultimo ventennio.

10 thoughts on “Noi di sinistra dobbiamo chiedere scusa per l’euro

  1. finalmente….da parte dell’ex Csx un mea culpa…anche per questo voterò No ! il futuro non può non essere di giovani e meno giovani di ricchi e poveri…Fù il Marco ad imporre l’euro siffatto ! Il Sud dell’euro ed oserei dire del Mondo deve riprendersi le libertà di costruire un futuro sostenibile per le proprie “genti”..Il Global rende servi sciocchi intere popolazioni, la finanziarizzazione dello stesso cibo nel mondo comporta l’imbarbarimento della vita non solo sociale ma economica di interi Territori che del Glocal hanno fatto la loro bandiera di sviluppo, nel tempo e nello spazio. Si all’Europa delle Nazioni ( Mazzini docet) no ai poteri forti di una Europa germano-centrica .

  2. Dove starebbero le idee di sinistra?
    Tutto rimane ancorato ancora all’economia come unico riferimento del vivere sociale.

    1. Attuare la costituzione vigente non le basta? Si legga bene la Costituzione, ci troverà dentro tantissime idee di sinistra.

  3. Condivido l’analisi molto chiara credo che sia l’unica strada percorribile per mantenere dei diritti fondamentali e portare fuori il Paese da questo sfacelo non solo economico ma culturale e morale

  4. Credo che trascuri gli eventi possibili se non fossimo entrati nell’euro! Immagino con i politici che ci ritroviamo: svalutazione, default enovelli Amati che rastrellano soldi dai nostri conticorrenti!!

  5. Queste cose Bagnai (ed altri…) le diceva già nel 2011…voi dove eravate ?
    QUale crdibilità volete avere adesso?
    Anche per zappare non siete buoni perchè ci vuole un certa abilià.
    A raccogliere pomodori , olive, uva, meloni, mele…

  6. “le forze progressiste dovrebbero riconoscere apertamente l’errore storico compiuto nell’appoggiare un progetto fallimentare”

    Errore ?
    Ma a chi la volete raccontare?
    “Noi simao quelli dell’euro!” Si vantava bersani…

  7. Non sarà mai troppo tardi perchè un dibattito serio sull’uscita dell’Italia dal delirio dell’Euro cominci. Ma non c’è tempo da perdere. Ogni giorno in più che trascorriamo nell’Euro è un giorno in cui un’azienda italiana se ne va all’estero o viene acquistata da mani estere.
    Dobbiamo riconquistare la nostra sovranità, ma per fare questo dobbiamo anche liberarci della nefasta influenza esercitata con mezzi più (ma soprattutto meno) leciti dai nostri cosiddetti “amici” o “alleati”, vale a dire Gran Bretagna e USA in primis. Che non sono veramente nostri amici ma in realtà perseguono solamente i loro interessi. Per non parlare della Germania, ovviamente.

  8. meno male…. era ora! Ci siamo ridotti a colonia, cioè ad un paese senza sovranità monetaria a cui qualcun’altro può chiudere i rubinetti …. se non ci comportiamo bene , dove ti mandano il FMI se sei in difficoltà, come in Africa. E c’è ancora qualcuno a sinistra che vuole “un’altra Europa” e si domanda come mai gli operai votano 5 stelle e lega…

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