Dal Brancaccio inizia un nuovo percorso, non ancora un partito

Mai col Pd? Su questo ho un dubbio, in quel corpo storico ca��A? una memoria che coinvolge ancora molti giovani, protagonisti anche alla��assemblea della nuova Alleanza

Se ci fosse stato ancora bisogno di dimostrare che i grandi giornali hanno smesso di raccontare quello che succede per dar spazio solo ai dettagli che servono a corroborare la loro linea politica, la��assemblea del Brancaccio rappresenterebbe la migliore prova. Qualche migliaio di persone, protagonisti molti giovani (di per sA� una notizia), 40.000 che seguono in streaming, decine di interventi che raccontano la��Italia invisibile alla vecchia politica ufficiale ma che esiste ed A? ricca.

La vera salvezza di una democrazia altrimenti ridotta a povera cosa: comitati di base che si occupano di ambiente, migranti, scuola, solidarietA�, lavoro, guerre. Questo A? stato soprattutto la��assemblea di domenica, e di questo non una parola A? comparsa sui quotidiani. Chi ha accennato alla��evento A? stato solo per misurare la distanza fra il teatro Brancaccio e Pisapia, che a�� diciamo la veritA� a�� non A? a�?odiatoa�? perchA� vuole unire, ma perchA� nessuno sa ancora chi rappres+enta e cosa vuole. (Non basta aver fatto bene il sindaco di Milano per proporsi come leader di una nuova sinistra).

NON A? UNA LAMENTELA, A? la��ennesima drammatica prova che in Italia chi gestisce il potere, istituzionale e mediatico, non ha capito che qualcosa di grave A? accaduto in questi ultimi decenni: la perdita di credibilitA� dei partiti e dei tradizionali corpi intermedi, ormai largamente incapaci di rappresentanza sociale e privi del loro tradizionale ruolo di organizzatori della partecipazione, ha prodotto una disaffezione per la democrazia gravida di possibili nefaste conseguenze.

La prima delle quali A? il deliberato tentativo di sostituirla con la��accentramento del potere decisionale nelle mani di una governance che si vorrebbe neutrale (questa era la sostanza della posta in gioco del referendum costituzionale, e questa la principale ragione della��opposizione al Pd di Renzi). Ebbene la��iniziativa di Falcone e Montanari prende le mosse da questa realtA� per cercare di rigenerare la politica, e dunque la democrazia, ripartendo da quanto ca��A? di vivo: quelle forme di a�?cittadinanza attivaa�? che hanno dato vita ai tanti comitati di lotta sul territorio e, ultimamente, a coalizioni che le hanno raccolte a livello cittadino per tentare un nuovo tipo di presenza nelle istituzioni.

RAPPRESENTANO di per sA� una compiuta alternativa di governo? Certo che no, ma indicano che ci sono forze che stanno costruendo le condizioni per ricostruire una rappresentanza democratica e cosA� ridare legittimitA� alle istituzioni. Il dialogo con le aggregazioni che sono nate dallo sfaldamento del Pd si fa su questo, evitando le scorciatoie del leaderismo (un a�?grimaldelloa�? cui abbocca anche qualche pezzo della sinistra); cosA� come la sacralizzazione di una societA� civile buona e innocente e la demonizzazione dei partiti.

Su questi punti Montanari A? stato chiarissimo: senza i partiti non ca��A? democrazia, la nostra Costituzione resterebbe monca. E chiarissima A? stata Marta Nalin, la rappresentante della coalizione civica di Padova (23 % alle ultime comunali): A�Reinventare i corpi intermedi, senza demonizzare i partiti e senza santificare la societA� civileA�.

FALCONE E MONTANARI HANNO indicato un percorso, non ancora la fondazione di un nuovo partito: questa A? stata la loro sfida coraggiosa e intelligente. Fra i partiti esistenti ha raccolto la��adesione impegnata di Sinistra Italiana, ma, nonostante le sue consuete recriminazioni e diffidenze, anche di Rifondazione. E ha ricevuto attenzione anche da Articolo 1, sia pure, come A? ovvio, ancora titubante. PerchA�, sia pure in modi diversi, tutti si rendono conto che siamo in una fase di trasformazione epocale e lontani ancora dalla��aver raggiunto la maturitA� politica e culturale per indicare una compiuta strategia alla��altezza dei problemi posti dal nuovo mondo.

Il Brancaccio registra la consapevolezza di questa insufficienza, salva i partiti esistenti come essenziali laboratori politici per forze che hanno giA� riscontrato una propria omogeneitA� di ispirazione e che perA?, per ora, si propongono di lanciare la sola sfida possibile in questa fase di transizione: quella di una risposta unitaria nelle prossime scadenze di lotta e istituzionali, una A�Alleanza a�� come A? stato detto a�� per la��uguaglianza e la democraziaA�.

Grazie dunque alla buona volontA� di Anna e Tomaso, come sono stati ormai amichevolmente chiamati da tutti. Hanno avuto il merito di non farsi risucchiare, come purtroppo ancora tanti, dal A�non ca��A? niente da fareA�, come se stando a casa, ognuno per conto proprio, se ne potesse poi uscire con una soluzione. GiA� declinare il a�?noia�? e riprendere a riflettere assieme A? una conquista.

NON POCHI DEGLI ABITUALI pessimisti (gli anziani, i giovani per fortuna non sono reduci di tante sconfitte) hanno osservato che di belle assemblee unitarie come questa del Brancaccio ce ne sono state tante negli ultimi 20 anni. Ea�� vero. Ma ca��A? un dato fondamentale che i promotori della��iniziativa hanno capito: che il tempo attuale A? molto diverso. PiA? pericoloso ma anche piA? consapevole della��urgenza di una svolta rispetto a quanto A? stato fatto in questi anni da chi ha governato e da chi A? stato alla��opposizione. Questa A? la ragione per cui oggi si puA? ricominciare a proporsi una��alternativa.

I FISCHI (NON POI TANTISSIMI, anche se deprecabili) a Gotor sono un segno delle diffidenze che questi difficili decenni che ci stanno alle spalle hanno creato. Non ci si puA? illudere che settarismi e estremismi, di cui anche il Brancaccio ha dato prova, potranno esser superati facilmente. Tocca a tutti ripensare se stessi e la propria parabola di questi anni: la��unitA� non si fa a partire da quel che siamo, ma da quello che ci si propone di diventare, ed A? su questo che ci si confronta, se necessario anche duramente.

Mai col Pd, come ha detto Montanari? Ecco, su questo, solo su questo, un dubbio, ma forse siamo in realtA� da��accordo: per quanto esangue, io credo ci sia ancora un corpo storico che viene dalla��ormai dimenticato Pci, non solo vecchi ma anche una memoria, certo un poa�� sbiadita, che coinvolge anche piA? giovani. Io credo che non dobbiamo ignorarli.

ULTIMO PROBLEMA: COME SI prosegue ora? Spero che nessuno si immagini che ci sarA� un fantastico centro promotore di organizzazione dalle Alpi alla Sicilia. BisognerA� cercare di crearlo, ma questa nostra nuova sinistra deve soprattutto imparare a a�?fare da sea�?: ad ogni singolo militante in ogni singolo territorio la��onere e la��onore di promuovere l’a�?Alleanzaa�?, e ogni altra forma di partecipazione che consenta a chi se la sente di costruirla. Reimparando a confrontarci, passo per passo, con gli altri compagni della��avventura collettiva che abbiamo deciso di correre. Ripartire dai territori non vuol dire tornare alla��Italia dei Comuni, ma alla��Europa.

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